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Scrivere è il meno

Scrivere è il meno

A volte non so perché sto scrivendo queste cose.

Succede così: un momento di quiete, una voglia improvvisa e quasi fisica di mettere nero su bianco ciò che porto dentro. Non è un caso se il mio primo libro è stato un diario. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per non perdermi. Per dare forma a quello che altrimenti resterebbe confuso, sospeso, troppo pesante da tenere solo per sé.

Adesso sono seduta sulla mia sedia a uovo. Quella che ho desiderato a lungo e che mio marito mi ha regalato senza esitazioni, con quella semplicità che a volte è l’unica forma di amore che riesce a confortarti davvero. Dondolo piano. E penso.

Penso a quanto cambiano le cose. A quanto cambia la prospettiva. A quanto, a volte, tutto sembra restare immobile e invece, se guardi bene, si sta spostando sotto i tuoi piedi.

Stasera ne parlavo con le amiche. Quelle conosciute sui social, quelle che all’inizio erano solo nomi e foto e che piano piano sono diventate una presenza costante. Quasi quotidiana. Parlavamo di quanto sia difficile questo mondo. Di quanto, a volte, ti sembra di non fare abbastanza. Di non vendere abbastanza. Di non essere abbastanza.

Cerchi ogni giorno un modo nuovo per promuovere i tuoi libri. Speri di trovare una formula magica, una strategia che finalmente funzioni, un algoritmo che ti veda. Ma quella formula non esiste. C’è solo la fatica. C’è solo il provarci, giorno dopo giorno, anche quando hai la sensazione di parlare nel vuoto.

Vuoi far conoscere le tue storie in modo autentico. Non vuoi rompere le scatole. Non vuoi trasformarti in qualcuno che vende sé stesso a ogni costo. Non vuoi affidarti a mille collaborazioni che poi portano a poco o a niente. Almeno per me è così.

Preferisco il silenzio alla forzatura. Preferisco restare me stessa anche se questo significa avanzare più lentamente.

Eppure, proprio mentre cerchi di restare vera, incontri persone meravigliose. Persone che ti sostengono nonostante le difficoltà. Che ti lasciano una parola di incoraggiamento quando meno te lo aspetti. Che ti ricordano, con una frase semplice, che non stai correndo da sola.

Non sono nessuno.

Non sono famosa e probabilmente non lo sarò mai. Sono troppo sulle mie. Sono fatta così. Voglio sostenere chi se lo merita e spesso mi arrabbio se non ci riesco come vorrei. Se non riesco a dare il peso giusto a chi lo merita. Se non riesco a far sentire abbastanza le voci che amo.

Ma questo spazio è cresciuto. È cresciuto tanto, e io non posso che esserne felice. Ho conosciuto persone belle. Persone che ci tengono anche se non mi hanno mai vista di persona. Persone che leggono, che scrivono, che restano. E di questo sono grata. Profondamente grata.

Per anni ho pensato che i social non portassero a niente di vero. Che fossero solo rumore. Poi, quando ho pubblicato i miei libri, ho creduto — ingenua, forse — che sarebbero stati conosciuti quasi subito. Che bastasse metterli là fuori. Non è andata così.

È difficile. Sempre. È una lotta continua. Una fatica che non si vede, che non fa notizia, che non genera applausi. La fatica di farsi spazio in un mondo pieno di voci. La fatica di continuare a credere che le tue storie abbiano un posto, anche quando i numeri dicono il contrario.

Scrivere è il meno.

Scrivere è quasi la parte facile. È il dopo che pesa. È il dopo che scava. È il dopo che ti chiede se ne vale ancora la pena, se ha senso continuare a mettere pezzi di te in un libro che forse nessuno leggerà. È il dopo che ti fa sentire invisibile, anche quando hai dato tutto.

Eppure sono fiera di quello che ho creato. Dei lettori che sono arrivati. Di questo piccolo spazio che, piano piano, è diventato casa. Di ogni messaggio ricevuto, di ogni parola gentile, di ogni persona che ha scelto di restare.

Voglio solo dire grazie.

Grazie a chi c’è. Grazie a chi legge. Grazie a chi, anche solo per un momento, ha deciso di fermarsi sulle mie parole.

E ricordarmi, e ricordarvi: non molliamo.

Anche quando sembra inutile. Anche quando la stanchezza è più grande della voglia. Anche quando scrivere è l’unica cosa che ancora ci riesce, e tutto il resto è lotta.

Perché, in fondo, siamo ancora qui.

E questo, a volte, è già una forma di resistenza.

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