
L’amore bugiardo di Gillian Flynn
Trama
Amy e Nick si incontrano in una gelida sera di gennaio. Uno scambio di sguardi ed è subito amore. Lei è la ragazza perfetta, bella e spigliata. Lui ha uno sguardo sornione e affascinante. Sono felici, li attende un futuro meraviglioso. Qualche anno dopo però tutto è cambiato: da Brooklyn sono finiti in uno sperduto angolo del Missouri, da giovani professionisti in carriera ora sono disoccupati alla deriva, lui proprietario di un bar, lei casalinga in una città di provincia. Fino a che, la mattina del loro quinto anniversario, Amy scompare. E le tracce di sangue e i segni di colluttazione nel salotto di casa danno inizio alla vera storia del loro matrimonio. Un thriller straordinario, una vertiginosa incursione nel lato oscuro di un amore, pieno di rovesciamenti e colpi di scena. Il romanzo-rivelazione che ha ispirato il capolavoro di David Fincher con Ben Affleck e Rosamund Pike.
Recensione
Devo partire da una piccola confessione: ho deciso di leggere L’amore bugiardo solo dopo aver visto il film. Non è un’abitudine che coltivo spesso — i film li guardo di rado — eppure quella sera sono rimasta incollata allo schermo fino a tarda notte, incapace di staccarmi.
Fatta questa premessa, devo ammettere che se avessi affrontato prima il romanzo, l’esperienza sarebbe stata ancora più intensa.
L’adattamento di David Fincher è fedele e di grande qualità, ma conoscerne già i colpi di scena e il finale toglie inevitabilmente parte del piacere della scoperta.
Il libro, tuttavia, resta un’opera magistrale. Gillian Flynn costruisce una struttura narrativa di rara efficacia: i due punti di vista si alternano e si contraddicono, ribaltando continuamente la prospettiva del lettore. Fino a un certo punto non si sa chi stia mentendo, né fino a che punto, né chi sia davvero il “cattivo”.
Poi, gradualmente, si comprende che la domanda stessa è mal posta. Non si tratta di buoni e cattivi, ma di manipolazione reciproca. Amy è senza dubbio la più abile e spietata, ma Nick non è innocente. Anzi: la sua debolezza, la sua tendenza a fuggire dalle responsabilità e il suo egocentrismo lo rendono complice, a modo suo, della dinamica tossica che li lega.
Uno degli aspetti più riusciti — e più amari — del romanzo è il modo in cui Flynn ritrae le istituzioni e l’opinione pubblica. La polizia appare quasi inutilmente goffa: non riesce a leggere i segnali, non smonta il meccanismo perfetto che Amy ha costruito, non riesce a fare nulla di davvero efficace. Parallelamente, l’opinione pubblica e i media diventano più potenti della legge. Il giudizio collettivo, la narrazione mediatica, il bisogno di trovare un colpevole facile prevalgono sulle prove e sulla verità processuale. È un tema di sorprendente attualità, trattato con freddezza e precisione.
Amy Dunne è una delle figure più inquietanti e intelligenti della narrativa contemporanea. Psicopatica, certo, ma anche lucidissima, determinata, capace di trasformare la propria rabbia e la propria delusione in un progetto di vendetta quasi artistico. Nick, al contrario, è un uomo debole, un “mammone” che cerca di sottrarsi alle conseguenze delle proprie scelte.
Eppure Amy, con i suoi gesti orribili, riesce a cambiarlo attraverso la paura: un paradosso spaventoso e, in fondo, molto credibile.
Ho particolarmente amato il rapporto tra Nick e la sorella gemella Margo: un legame di complicità e protezione che porta una nota di autenticità in un universo altrimenti freddo e calcolato.
Al contrario, i genitori di Amy mi hanno irritato profondamente: hanno costruito una fortuna sull’immagine della figlia e non hanno mai smesso di sfruttarla. Alla fine non ho simpatizzato con nessuno dei personaggi principali. Eppure proprio questa mancanza di empatia facile rende il libro ancora più potente.
Il vero centro di L’amore bugiardo, a mio avviso, è il cinismo con cui Flynn osserva il matrimonio e le relazioni di coppia. Non c’è idealizzazione, non c’è catarsi. C’è solo la dimostrazione di quanto sia facile manipolare le apparenze e di come l’amore, quando si ammala, possa trasformarsi in qualcosa di lucido e spietato. Certi ragionamenti di Amy sulla vita di coppia e sul ruolo delle donne restano appiccicati addosso: scomodi, taglienti, non del tutto sbagliati.
Si chiude il libro con un netto senso di amarezza. Nessuna giustizia, nessun sollievo, nessuna morale consolatoria. Solo la consapevolezza che a volte le persone più pericolose sono anche le più intelligenti, e che farla franca è possibile se si sa giocare bene con le aspettative altrui.
Il mio consiglio è netto: leggete prima il romanzo e solo dopo guardate il film. Nel libro il finale emerge con una chiarezza e una crudezza che sullo schermo si perdono in parte. La scrittura di Flynn è precisa, ironica, controllata: una delle ragioni per cui intendo leggere altro di lei senza esitazione.
Voto: 5/5
Un thriller psicologico di rara intelligenza, capace di lasciare il lettore scosso e, soprattutto, con un persistente amaro in bocca.
