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La piaga delle stelle anonime: perché la codardia non è una recensione

La piaga delle stelle anonime: perché la codardia non è una recensione

C’è un argomento di cui nell’ambiente editoriale si parla spesso a bassa voce, quasi per il timore di passare per autori “rosiconi” o incapaci di accettare le critiche. Ma siccome su questo blog la trasparenza è sempre stata al primo posto, oggi voglio affrontarlo senza filtri: le valutazioni anonime su Amazon.

Io lo so perfettamente: nel momento in cui decido di pubblicare un libro, aprire un blog e mostrare il mio lavoro, mi sto mettendo in gioco. È una scelta consapevole che rinnovo ogni singolo giorno, affrontando la fatica, la visibilità, il mercato saturo e tutto ciò che ne consegue. Fa parte del pacchetto e lo accetto.

Ma oggi vi parlo con la massima onestà: ogni volta che vedo uno di quei voti anonimi, io un po’ mi arrabbio.

E voglio essere cristallina su questo punto: non mi arrabbio per il voto basso in sé. Mi fa infuriare la codardia. Mi fa arrabbiare il non avere il fegato di metterci la faccia e spiegare il proprio punto di vista.

Le recensioni negative servono (e le accolgo)

Mettiamo le mani avanti: le recensioni negative sono lecite, sono necessarie e fanno parte del gioco. La lettura è un atto profondamente soggettivo. Ciò che emoziona me può lasciare indifferente un altro lettore. Non ho mai preteso di scrivere capolavori universali, so benissimo che i miei libri non sono perfetti e va benissimo così.

Anzi, vi dirò di più: ho apprezzato e ringraziato sinceramente lettori che hanno lasciato recensioni a tre stelle, perché erano scritte con garbo, motivate e intellettualmente oneste. Quel tipo di riscontro aiuta a crescere. È confronto vero. È rispetto reciproco.

Il problema è un altro. Il problema è la cattiveria gratuita e vigliacca.

Il peso di una stella buttata al buio

Su piattaforme come Amazon esiste la possibilità di lasciare una semplice valutazione a stelle senza scrivere una singola parola di recensione, rigorosamente protetti da un profilo anonimo.

Assegnare 1 stella a un libro significa categorizzarlo come un prodotto completamente illeggibile, privo di senso, privo di qualsiasi valore. È il voto che si dà a un disastro totale. Ora, si può non amare una trama, si può non entrare in sintonia con i personaggi o non apprezzare un determinato stile… ma davvero quel libro merita il voto più basso possibile senza nemmeno la dignità di una riga di motivazione?

Una stellina anonima lasciata lì, al buio, non aiuta gli altri lettori a capire se quel libro fa per loro oppure no. Non aiuta me a capire dove ho sbagliato. Serve solo a una cosa: ad abbassare la media per il puro gusto di fare un danno silenzioso, nascondendosi dietro uno schermo.

Rispetto per il lavoro e rispetto per la lettura

Da lettrice prima ancora che da autrice, mi è capitato più volte di imbattermi in libri che non mi sono piaciuti. In molti casi ho preferito astenermi dal lasciare giudizi spietati per evitare di affossare gratuitamente il lavoro di qualcuno. E quando ho deciso di recensire negativamente, l’ho fatto spiegando con educazione e argomentando perché quella storia non facesse per me.

Se dedichi del tempo a leggere un libro e decidi di bocciarlo, si presuppone che tu abbia anche le capacità per articolare due righe di spiegazione. Dire «Non mi è piaciuto perché il ritmo era troppo lento» oppure «Non ho empatizzato con i protagonisti» ha un senso ed è una critica legittima. Una stella anonima e muta ha il sapore della stizza e dell’invidia, non della critica letteraria.

Continuerò a metterci la faccia

Continuerò ad accogliere a braccia aperte le recensioni oneste e argomentate, di qualunque voto esse siano, perché il confronto è sacro. E continuerò a mettermi in gioco ogni giorno, mettendoci la mia faccia e il mio nome.

Ma è arrivato il momento di smettere di normalizzare la codardia di chi usa le stelline anonime come pietre lanciate nel buio. I libri richiedono mesi di lavoro, sacrifici e cuore. Meritano rispetto, anche quando non piacciono. E chi li scrive merita, se non un applauso, almeno il coraggio di una critica detta a voce alta.

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